Routine

Oggi pomeriggio ho seguito la prima lezione di Gianluca Morozzi a Bottega Finzioni. Tra le tante cose di cui ha parlato, ha citato un aneddoto su Stephen King.

Nel ’99 Stephen King fu investito da un furgoncino mentre camminava lungo una strada del Maine. Finì in ospedale con svariate fratture e un polmone collassato, e per un po’ di tempo non poté scrivere. In On Writing racconta di quanto fu difficile tornare a lavorare, di come all’inizio tutto ciò che riusciva a scrivere fosse terribile. Poi, piano piano, è tornato a essere lo scrittore che era stato prima dell’incidente.

Una cosa che per un certo periodo mi aveva ossessionato (e che non ho rimosso del tutto neppure ora, a esser sinceri) è la curiosità nei confronti delle routine. King dice di scrivere sempre, tutti i giorni, anche per Natale e il 4 luglio. Ha creato una routine che gli permette di lavorare con una certa costanza, o forse (azzardo mio) che gli permette di apprezzare il proprio lavoro malgrado l’assenza di ispirazione. Mason Currey ha raccolto diverse routine in un libro intitolato Daily Rituals, altre si trovano nelle interviste del Paris Review1.

La difficoltà, spesso, non è scrivere, ma continuare a scrivere. È raro che una persona non abbia tempo per scrivere2, è fin troppo comune invece la sensazione di inadeguatezza che nasce dallo scrivere poco. Scrivere è un’arte quanto qualsiasi altra pratica umana, e la perfezione richiede pazienza. Pazienza e ripetizione.


  1. Pro-tip: da qualche anno il Paris Review ha messo tutte le interviste dietro un paywall, ma la maggior parte è ancora raggiungibile attraverso la Way Back Machine. Per esempio, qui c'è l’intervista a Jonathan Franzen. ↩︎

  2. Così come è raro che una persona non abbia tempo per leggere, ma questa è un’altra storia. ↩︎